Nei primi anni Ottanta Marco De Bartoli rimane folgorato dalle potenzialità di una terra affascinante: Pantelleria.
Proprio nella zona di Bukkuram decide di realizzare una nuova cantina, all’interno di un dammuso risalente al Settecento, con circa 5 ettari di vigneto attorno, a 200 metri sul livello del mare. Come a Samperi, nel rispetto della cultura del territorio, la cantina prende il nome dall’omonima contrada.

Bukkuram, dall’arabo “padre della vigna”, era la zona di Pantelleria prediletta dagli Arabi per la coltivazione dell’uva Zibibbo. Qui, sull’unico altipiano con esposizione sud-ovest dell’isola, è situato il vigneto dell’azienda, coltivato ad alberello pantesco, pratica agricola dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014, e la cantina, ospitata in un tradizionale dammuso.

Marco dialogò per anni con i più esperti e anziani agricoltori dell’isola, per carpirne i segreti e imparare come l’uva, appassita al sole, potesse diventare il “Nettare degli Dei”. È proprio qui, nel 1984, che mette in bottiglia il suo primo passito chiamato Bukkuram, in omaggio alle incantevoli terre in cui è prodotto, nella contrada più vocata per la produzione di questo vino ottenuto con la ricetta tradizionale, un moscato passito di Pantelleria che ha orgoglio e merito di avere risvegliato da un lungo letargo l’interesse per un vino che perfino la mitologia greca annovera tra le sue leggende.

Sempre a Pantelleria, nel 1989, Marco decide di intraprendere la produzione di un nuovo vino. Seleziona quindi uve Zibibbo nelle zone a nord e più ombreggiate dell’isola, più adatte alla produzione di vini bianchi freschi e in grado di conferire ai grappoli un’acidità maggiore e contenuti zuccherini più bassi. È in contrada Cufurà, in un vigneto di circa tre ettari, a 350 metri sul livello del mare e con esposizione nord-est, che nasce il Pietranera, un vino bianco secco realizzato da uve Zibibbo in purezza, un vitigno che, per la prima volta, può esprimere le note aromatiche e minerali della terra vulcanica di
Pantelleria. Una versione sicuramente innovativa rispetto alla produzione tipica dell’isola.

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